LinkedIn supera Gmail e Dropbox nella raccolta di dati: scopri cosa significa per gli utenti italiani Un recente studio ha rivelato che LinkedIn si colloca in cima alla classifica delle app per la quantità di dati raccolti, superando anche giganti…
LinkedIn supera Gmail e Dropbox nella raccolta di dati: scopri cosa significa per gli utenti italiani
Un recente studio ha rivelato che LinkedIn si colloca in cima alla classifica delle app per la quantità di dati raccolti, superando anche giganti come Gmail e Dropbox. Con ben 16 milioni di utenti italiani attivi su almeno un’app, che rappresentano il 35% della popolazione, e una previsione di 94 milioni di violazioni di dati per quadrimestre nel 2025, è diventato cruciale per gli utenti comprendere quali informazioni personale stanno condividendo e con chi.
Quali dati vengono raccolti dalle app più diffuse?
L’analisi effettuata da Truffa.net, un portale specializzato nella verifica della sicurezza online, ha esaminato i termini e le condizioni delle app più popolari in Italia. Da questa indagine è emerso che alcune app raccolgono informazioni senza condividerle con terze parti, mentre altre riescono a profilare gli utenti in modo molto dettagliato. È essenziale, dunque, che chi utilizza le app più conosciute sia a conoscenza di quanto e quale dati viene realmente condiviso.
In particolare, le app di Meta come Facebook e Instagram sono le più invasive, con una condivisione del 68,6% dei dati con terzi, utilizzati principalmente per inserzioni pubblicitarie personalizzate. LinkedIn si distingue tra le app business, utilizzando il 74,3% dei dati per le sue funzionalità e il 37,1% per condividere informazioni esternamente, il che pone la piattaforma tra le più aggressive riguardo alla raccolta dati.
Le app di entertainment sono anch’esse invasive
Nel settore dell’intrattenimento, YouTube occupa la posizione di leader nell’invasività, utilizzando una significativa percentuale di dati sia per migliorare la funzionalità del servizio sia per analisi dettagliate. Analogamente, piattaforme come Prime Video e Spotify raccolgono informazioni per suggerire contenuti personalizzati, sebbene a livelli leggermente inferiori. Disney+ e Netflix, pur raccogliendo dati, presentano pratiche più contenute rispetto ad altre applicazioni.
Sicurezza e privacy: quali app sono le più affidabili?
Sebbene molte app si concentrino sulla personalizzazione dell’esperienza utente attraverso la raccolta dati, ci sono scelte più sicure sul mercato. Booking.com, Trenitalia e Revolut si distinguono per la loro attenzione alla protezione della privacy, mantenendo una raccolta di dati estremamente bassa, quasi pari a zero. In particolare, Booking.com si è guadagnata la reputazione di essere l’app più rispettosa della privacy, evitando del tutto la condivisione di dati personali con terze parti.
Skype e Telegram si contraddistinguono anch’esse per un uso limitato delle informazioni personali, rispettivamente utilizzando solo una frazione dei dati per le loro analisi e funzionalità. In ambito finanziario e dei trasporti, Revolut e Trenitalia rappresentano opzioni affidabili per coloro che cercano esperienze digitali sicure.
Conclusioni: come proteggere i propri dati
Eli Carosi, esperta di sicurezza di Truffa.net, sottolinea l’importanza di informarsi prima di utilizzare le app quotidiane. “Leggere le impostazioni sulla privacy e concedere solo i permessi necessari sono passi fondamentali per proteggere i propri dati personali”, afferma. Raccomanda di aggiornare regolarmente le app e il sistema operativo, di evitare la condivisione di informazioni sensibili e di prestare attenzione alle app che richiedono troppi permessi.
In un’epoca in cui la digitalizzazione avanza a ritmi vertiginosi, la consapevolezza della gestione dei dati è cruciale. Scegliere app trasparenti nell’uso dei dati è essenziale per un’interazione più sicura nel vasto panorama digitale.
