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L’Iran vuole prendere di mira le big tech nel Golfo per aver fornito tecnologie utili agli attacchi USA

di webmaster | Apr 1, 2026 | Tecnologia


All’inizio di marzo, l’agenzia Tasnim, affiliata all’Irgc, ha pubblicato un elenco di 29 uffici regionali e data center gestiti da grandi aziende come Amazon, Google, Ibm, Nvidia e Palantir, accusandole di sostenere attività militari e di intelligence degli Stati Uniti.

Nel messaggio diffuso su Telegram, l’Irgc ha affermato che le aziende prese di mira “devono aspettarsi” l’inizio degli attacchi dopo le ore 20:00 del 1 aprile, ora locale (le 18:30 in Italia).

La maggior parte delle aziende citate non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento di Wired. Google, Microsoft e JP Morgan hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.

Ora nel mirino ci sono anche le big tech

Nel Golfo si concentrano miliardi di dollari in tecnologie e infrastrutture statunitensi, dove le grandi aziende statunitensi hanno investito pesantemente per farne un hub dell’intelligenza artificiale.

L’Irgc definisce questi fornitori civili di hardware e software “obiettivi legittimi”, ritenendoli responsabili di aver fornito le tecnologie che hanno reso possibili gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele. Attacchi che hanno portato alla morte della Guida suprema Ali Khamenei. Le minacce mostrano quanto il dipartimento della Guerra (già della Difesa) statunitense faccia affidamento su fornitori commerciali attivi nella regione. Palantir, per esempio, sviluppa l’architettura dei dati per Project Maven, un programma di intelligenza artificiale del Pentagono che analizza immagini da droni e satelliti per individuare obiettivi per attacchi aerei. L’azienda mantiene anche un ufficio ad Abu Dhabi.

Nel corso del mese di marzo, l’esercito statunitense ha risposto bombardando le reti di droni dell’Irgc utilizzate per condurre gli attacchi, e il Central command statunitense ha diffuso recentemente filmati di raid aerei che mostrano la distruzione di lanciatori di missili.

Negli ultimi giorni, tuttavia, la campagna aerea ha rallentato, dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane per valutare possibili negoziati di pace con Teheran. In questo contesto, caratterizzato da un ritmo operativo in evoluzione, il Pentagono starebbe valutando se dispiegare fino a 10mila soldati aggiuntivi in Medio Oriente, per ampliare le opzioni disponibili in vista di una possibile invasione via terra.

Nel mese successivo all’uccisione di Khamenei, circa duemila iraniani sono stati uccisi, insieme ad almeno 13 militari statunitensi. Il conflitto si è esteso in tutta la regione, con attacchi di ritorsione iraniani che hanno colpito obiettivi in Israele, negli stati del Golfo e in Iraq. Lo stretto di Hormuz, una rotta marittima fondamentale tra Iran, Emirati Arabi Uniti e Oman, è rimasto di fatto chiuso per settimane a causa delle minacce iraniane, interrompendo il flusso di petrolio e altre merci a livello globale.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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