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Oltre i cinque sensi tradizionali: la scienza ne conta fino a 33 e scopre il “superpotere” di percepire le onde di pressione

di webmaster | Mar 22, 2026 | Tecnologia


Un (altro) settimo senso

Tra gli ultimi sensi che l’essere umano potrebbe avere ci sono la magnetocezione (ne avevamo parlato qui) e come new entry la capacità di percepire la presenza di oggetti sepolti in materiali tipo sabbia ancora prima di toccarli. I ricercatori della Queen Mary University e dell’University College di Londra hanno effettuato esperimenti con una dozzina di volontari che – sostengono – provano che le persone sono in grado di percepire cambiamenti nella propagazione delle onde di pressione in materiali granulari. Quello che ci sembra una specie di superpotere sarebbe rimasto nascosto perché – inutile negarlo – non ci è molto utile nella vita di tutti i giorni. Studiarlo, però, secondo gli scienziati, potrebbe essere molto utile per replicarlo per lo sviluppo di robot capaci di individuare sopravvissuti tra le macerie, per esempio, o per l’esplorazione di altri mondi.

Multisensorialità e strane combinazioni

Che i sensi siano 9, 22 o 33, ciò che è importante comprendere è la percezione di noi stessi e del mondo che ci circonda non avviene per compartimenti stagni, ma è un’esperienza multisensoriale. Il sapore di un alimento è il risultato delle informazioni che arrivano dalle papille gustative, ma anche (e forse soprattutto) dai recettori nasali, nonché dal tatto (che consistenza ha questo cibo?). Un particolare odore aggiunto a uno yogurt magro, per esempio, può farlo percepire come più denso e cremoso, portandoci a gradirlo di più. L’interazione tra sensi, inoltre, può essere alterata da condizioni esterne. Per citarne una sempre in riferimento al sapore dei cibi, durante i voli aerei il rumore bianco dei motori interferisce con la nostra percezione del dolce e del salato, rendendoli più blandi, ma non influisce sull’umami, che anzi ne verrà esaltato: è per questo il succo di pomodoro bevuto in volo è più gustoso.

Più sensi, dunque, concorrono per darci una certa informazione e si influenzano a vicenda, talvolta in un modo che va oltre la “semplice” biologia. È il caso del senso di proprietà, definito come la percezione che le parti del corpo siano davvero nostre, o, ancora di più, del senso di agency, che dà la consapevolezza di avere controllo sulle proprie azioni e comportamenti, e attraverso questi sul mondo esterno. Sono concetti complessi, talvolta sfuggevoli, ma di estrema importanza per il benessere e l’integrità della persona. Basti pensare che, a volte, in caso di ictus il senso di proprietà e quello di agency vengono persi, tanto da non riconoscere più un arto come proprio, pur avvertendo le sensazioni fisiche su quell’arto, o da credere che sia qualcun altro a muoverlo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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