[ad_1] Lo dico con cognizione di causa. Con FairMind, la startup che ho co-fondato e che si occupa di governance e orchestrazione di agenti AI applicati al ciclo di vita dello sviluppo software, abbiamo attraversato esattamente questo percorso. Siamo stati…
Lo dico con cognizione di causa. Con FairMind, la startup che ho co-fondato e che si occupa di governance e orchestrazione di agenti AI applicati al ciclo di vita dello sviluppo software, abbiamo attraversato esattamente questo percorso. Siamo stati selezionati dal programma FFplus e abbiamo sviluppato BankGPT, il primo Small Language Model specializzato per il settore bancario europeo, addestrato sul supercomputer Leonardo presso il CINECA, in partnership con Crédit Agricole Group Solutions. Un progetto che ha superato decine di candidature di competitor europei nella selezione del Digital Europe Programme.
L’esperienza ci ha insegnato tre cose. La prima: i modelli open e specializzati possono competere con quelli generalisti delle big tech quando sono addestrati su dati di dominio e calibrati su esigenze verticali precise. In settori altamente regolamentati come il banking, dove la protezione del dato non è un optional ma un prerequisito, questa specializzazione diventa un vantaggio competitivo netto. La seconda: l’accesso “burst” a risorse HPC europee, ovvero la possibilità di disporre di capacità computazionale elevata nei momenti di addestramento senza doverla mantenere in modo permanente, cambia radicalmente l’economia di una PMI. Permette di fare ciò che altrimenti sarebbe possibile solo per chi dispone di budget da grande corporation. La terza: poter operare con modelli propri o personalizzati tramite fine-tuning non è solo una questione di sovranità del dato. È una leva di profitto. Eliminare la dipendenza da pricing esterni variabili e imprevedibili consente di costruire modelli di business sostenibili e scalabili.
È proprio di questi temi che parlerò all’EuroHPC Summit 2026 a Paphos, nella tavola rotonda dedicata al supporto di ricercatori e utenti industriali nello sviluppo di soluzioni AI ad alto impatto. Porterò l’esperienza diretta di chi ha toccato con mano il valore di un ecosistema europeo che funziona, quando decide di funzionare.
Perché il vero nodo non è tecnologico. L’Europa ha i supercomputer, ha i talenti, ha i framework regolamentari. Quello che serve è una volontà politica più decisa nel rendere queste risorse strutturalmente accessibili, non solo attraverso bandi occasionali ma con programmi continuativi che permettano alle PMI di pianificare su orizzonti pluriennali.
La sovranità nell’AI non si costruisce per decreto. Si costruisce garantendo a chi innova gli strumenti per farlo sul proprio terreno, con le proprie regole, e con la possibilità concreta di competere ad armi pari. L’Europa ha tutto ciò che serve. Ora deve decidere di usarlo in modo sistematico.
