Solo “nelle situazioni più gravi”, e su richiesta dei dirigenti scolastici, può essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, compresi i dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, sempre nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone.
Un aspetto, però, è chiaro e fondamentale: docenti e personale Ata non possono controllare né perquisire gli studenti. Il controllo fisico delle persone all’ingresso di un edificio non rientra nelle competenze del personale scolastico, ma è materia di sicurezza pubblica e può essere svolto solo da forze di polizia o personale appositamente autorizzato. La scuola può segnalare criticità, collaborare con le istituzioni, chiedere supporto, ma il suo ruolo resta educativo.
L’equilibrio, tra paura e misura
È comprensibile che alcuni vedano i metal detector come una risposta rassicurante. Dirigenti, insegnanti, studenti e genitori che percepiscono il rischio, vorrebbero strumenti per prevenirlo. L’intervento può avere effetti deterrenti immediati, ridurre la tensione, garantire una maggiore sicurezza percepita.
Allo stesso tempo, i dubbi non sono marginali. Non riguardano solo l’organizzazione pratica, ma il senso complessivo dell’intervento. Il modello delineato dalla circolare interviene quando il rischio è già emerso, quando la situazione è diventata abbastanza grave da richiedere un controllo esterno. È una risposta reattiva, non preventiva. E questo solleva una domanda inevitabile: cosa succede prima?
La violenza tra adolescenti raramente è improvvisa. Spesso è il risultato di disagio, isolamento, conflitti non intercettati, fragilità che si accumulano nel tempo. Per intervenire in modo efficace servono spazi di ascolto accessibili, équipe multidisciplinari, programmi di supporto tra pari e docenti formati, strumenti indicati anche dal recente report Unicef in collaborazione con i ministeri della Salute e del Lavoro. La scuola, secondo l’iniziativa Mettere la salute mentale e il benessere psicosociale degli adolescenti in Italia al primo posto, è considerata il nodo strategico per garantire benessere, prevenzione e intervento precoce, integrando sanità, servizi sociali e istituzioni scolastiche in un unico sistema di supporto per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni. Proprio per questo, lo studio suggerisce di investire nella formazione del personale scolastico e nel potenziamento di programmi di supporto tra parti.
Prima ancora di pensare a metal detector e controlli fisici, è necessario incrementare risorse e strumenti di ascolto stabili, capaci di intercettare segnali di disagio e intervenire prima che le situazioni degenerino.


