Il cantante e musicista piemontese Giovanni Succi racconta anche una serie di incredibili coincidenze: “La mia partecipazione alla sigla di Sandokan è legata ad una strana coincidenza. Mesi fa in soffitta ritrovo un quaderno di scuola coi pensierini di quando avevo sette anni. In copertina il mio eroe dell’epoca: Sandokan. Stavo giusto scrivendo di quando coi pirati affrontavo le tigri in provincia di Asti… L’indomani mi telefona Tommaso Colliva per il provino di una sigla. Cercavano voci tipo la mia. Una delle coincidenze più incredibili della mia vita”.

A livello strumentale il batterista e co-fondatore dei Calibro 35, Fabio Rondanini, (già batterista di Afterhours e I Hate My Village) spiega anche che ci sono state delle modifiche dando più dinamica alla ritmica rendendo il tema più contemporaneo.

Poi restava tutto il resto: in totale otto episodi da 50 minuti ciascuno rappresentano una impegno notevole da musicare da zero. Fondamentale per la struttura narrativa sono stati i temi dei protagonisti, alcuni con più sfumature e punti di vista, altri magari più classici e piatti. Dove Marianne e James Brooke, per esempio sono personaggi più tridimensionali rispetto al resto dei pirati. Enrico Gabrielli, politrumentista e co-fondatore del gruppo, ci specifica però un dettaglio:

“L’unico elemento tematico che c’è stato chiesto tecnicamente è stato su Yanez quando lui parla del suo passato, non del suo presente”.

La trama complessa e iper strutturata con tante ambientazioni è stata sicuramente d’ispirazione ma altrettanto impegnativa, poiché si deve trasportare lo spettatore a Labuan, a Singapore, in mare aperto o nella giungla, oppure al ballo inglese. L’uso di strumenti orientali, voci, orchestre, sintetizzatori che li ha portati molto fuori dalla loro comfort zone dando enorme importanza ai registri e alle situazioni emotive.

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