Cosa c’entra la matematica con l’inizio della primavera? Apparentemente poco, ma non secondo un gruppo di ricercatori della University of Oulu e della University of Turku, in Finlandia, che, in uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health, hanno appena svelato l’esistenza di una possibile correlazione tra esposizione ai pollini – la cui concentrazione aumenta significativamente, per l’appunto, con l’arrivo della primavera – e risultati accademici peggiori nei test scientifici. I dati raccolti dagli epidemiologi, infatti, sembrano suggerire che la cosiddetta “nebbia cognitiva” associata a stati infiammatori scatenati dalle allergie al polline abbia come conseguenza un peggioramento delle capacità cognitive, specialmente in termini di calcoli complessi e rigore scientifico.
L’esame di maturità sotto esame
Per verificare la loro ipotesi, gli scienziati finlandesi hanno analizzato i risultati degli esami di maturità sostenuti tra il 2006 e il 2020 da 92.280 studenti, tutti residenti nell’area metropolitana di Helsinki e Turku, e li hanno poi incrociati con i conteggi giornalieri regionali delle concentrazioni di pollini di ontano e nocciolo. La scelta di queste due specifiche piante è relativa al fatto che sono praticamente le uniche a fiorire nel paese scandinavo proprio nel periodo in cui si tengono gli esami primaverili. Per rendere il modello più solido, l’analisi ha tenuto conto anche di variabili ambientali esterne, isolando l’effetto delle condizioni meteorologiche (come la pioggia) e dei livelli di inquinamento atmosferico, tra cui il particolato PM2.5, l’ozono e il biossido di azoto.
Questione di allergia
L’analisi dei dati ha evidenziato che un aumento di 10 granuli di polline di ontano o nocciolo per metro cubo d’aria sarebbe associato a una riduzione del punteggio dell’esame di maturità rispettivamente di 0,0034 e 0,0144 deviazioni standard (il numero che misura lo ‘scostamento’ dalla media): considerando la scala di valutazione utilizzata, questo equivale a un calo effettivo di 0,042 e 0,17 punti. L’effetto negativo sembra colpire in modo statisticamente significativo le materie scientifiche (matematica, fisica e chimica), e inoltre, osservando i dati relativi al solo polline di ontano, è emersa una relazione a forma di U rovesciata: i punteggi si abbassavano in modo marcato sia nei giorni con concentrazione di polline molto bassa (1-10 granuli) sia in quelli con concentrazioni abbondanti (oltre 100 granuli), se confrontati con i giorni di totale assenza di polline nell’aria.
Una nebbia cognitiva stagionale
Una possibile spiegazione del fenomeno osservato, come anticipavamo, sarebbe legata al fatto che superare un test in materie “esatte” richiede livelli di attenzione, concentrazione e precisione particolarmente elevate: di conseguenza, se è vero che l’esposizione al polline, nei soggetti sensibili o allergici, scatena una reazione infiammatoria che peggiora in generale le prestazioni cognitive, è lecito aspettarsi che questo calo di lucidità emerga in modo più evidente in compiti complessi come quelli matematici. Dal punto di vista prettamente biologico, si ipotizza che l’esposizione a questi allergeni potrebbe influenzare le funzioni cerebrali attraverso meccanismi di infiammazione sistemica e attivazione del sistema immunitario, in particolare con fenomeni come il rilascio di citochine (la cosiddetta tempesta citochinica), che potrebbero alterare la regolazione dei neurotrasmettitori e aumentare l’affaticamento, il disagio psicologico e i sintomi legati all’ansia; tutto ciò andrebbe a sommarsi alla carenza di sonno e alla stanchezza fisica tipiche di chi combatte contro la rinite allergica.
Attenzione alle correlazioni
È fondamentale, però, ricordare che la correlazione non implica la causalità: lo studio ha limiti metodologici – sottolineati dai suoi stessi autori – che impongono grande cautela prima di trarre conclusioni definitive. Anzitutto, la ricerca è stata condotta su una popolazione non selezionata: gli autori non disponevano di diagnosi cliniche individuali e non sapevano quali studenti esaminati fossero effettivamente allergici, e si sono basati su una stima generale secondo la quale uno studente su cinque, in media in Finlandia, soffre di rinite allergica. In secondo luogo, i dati pollinici utilizzati riflettevano le concentrazioni medie stagionali raccolte all’aperto, non l’effettiva esposizione a cui era sottoposto ogni studente nella propria scuola o abitazione; infine, le stagioni di fioritura di ontano e nocciolo spesso si sovrappongono, il che rende i dati di concentrazione altamente correlati tra loro. Quello in questione, dunque, è uno studio esplorativo che richiede ulteriori conferme su campioni clinici noti prima che gli studenti possano effettivamente incolpare la natura per un brutto voto al compito di matematica.


