Quattro fortissimi brillamenti solari, tre il primo febbraio e uno il giorno successivo, sono stati rilevati dal Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa, che monitora costantemente lโattivitร magnetica della nostra stella. Si tratta di potentissime โeruzioniโ di radiazione elettromagnetica dal Sole, che tipicamente durano un lasso di tempo compreso tra pochi minuti e qualche ora, e che avvengono nelle regioni elettromagneticamente piรน attive della stella, le famose macchie solari. Ciascuno dei brillamenti registrati questa settimana fa parte della cosiddetta Classe X, quella piรน intensa e meno comune; il secondo, in particolare, รจ di tipo X8.1, ed รจ il piรน potente degli ultimi anni. Uno degli aspetti piรน interessanti (e preoccupanti) della cosa riguarda, naturalmente, le conseguenze sulla Terra: ad aumenti cosรฌ intensi dellโattivitร solare puรฒ seguire una tempesta solare potenzialmente in grado di inficiare il funzionamento di molte infrastrutture tecnologiche sul nostro pianeta, tra cui reti elettriche, satelliti, Gps, internet, telecomunicazioni e tutto quello che gli gira attorno. Fortunatamente, pare che in questo caso non ci sia molto da temere.
I quattro brillamenti solari catturati dal Solar Dynamics Observatory della Nasa tra l’1 e il 2 febbraio 2026Nasa/Sdo
Cosa รจ accaduto sul Sole
Cominciamo dai fatti noti. Come anticipavamo, tra lโ1 e il 2 febbraio scorso la nostra stella ha dato spettacolo come raramente accade. Protagonista รจ la regione attiva AR 4366, un complesso sistema di macchie solari con una configurazione magnetica instabile che agisce come una vera e propria โfabbrica di brillamentiโ: secondo i dati del Sdo, in meno di 24 ore sono stati registrati quattro brillamenti di classe X culminati in un violento evento X8.1 verificatosi alle 25:57 UTC del 1ยฐ febbraio (le 00:57 del 2 febbraio in Italia). Per dare un ordine di grandezza, bisogna tener presente che la scala con cui si misurano i brillamenti procede per classi logaritmiche (A, B, C, M, X) dove ogni lettera indica una potenza dieci volte superiore alla precedente; allโinterno di ciascuna classe, il valore cresce in modo lineare, e dunque lโevento X8.1 รจ dunque otto volte piรน intenso di un evento X1 (la soglia di ingresso nella categoria piรน alta) e ottanta volte piรน potente di un brillamento di classe M1. Questo forte flash di radiazione ultravioletta e raggi X ha colpito lโatmosfera terrestre alla velocitร della luce (raggiungendo il nostro pianeta circa 7 minuti dopo lโeruzione sul Sole), ionizzandone gli strati superiori e causando un blackout radio a onde corte durato circa unโora sopra lโOceano Pacifico e le Americhe. Un evento che rappresenta solo il โlampoโ della tempesta; il โtuonoโ, invece, viaggia molto piรน lentamente e, se effettivamente ci fosse, arriverebbe nelle prossime ore.
Cosa succederร domani
Per capire se effettivamente domani il nostro pianeta sarร investito da una tempesta solare, bisogna disinnescare un equivoco di fondo, chiarendo la differenza tra brillamento solare ed espulsione di massa coronale (Coronal Mass Ejection, Cme). Il brillamento X81, come abbiamo visto, รจ stato un fenomeno elettromagnetico, ossia โenergia puraโ che ci ha giร raggiunto e oltrepassato lunedรฌ scorso; quello che stiamo monitorando in queste ore, invece, รจ lโeventuale espulsione di massa coronale associata ai brillamenti, e cioรจ una colossale nube di plasma e campo magnetico espulsa nello spazio interplanetario. Non tutti i brillamenti producono Cme, e non tutte le Cme sono dirette verso la Terra; nel caso dellโevento X8.1, i coronografi puntati verso il Sole hanno confermato unโespulsione di materia, ma la sua traiettoria (per fortuna) colpirร il nostro pianeta solo di striscio. La nube di particelle cariche, in particolare, viaggia verso sud-ovest rispetto alla linea Sole-Terra, e i modelli matematici utilizzati dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) suggeriscono che solo il โfiancoโ di questa nube potrebbe interagire con la magnetosfera terrestre.
Le previsioni reali
Secondo il bollettino emesso dallo Space Weather Prediction Center (Swpc), lโente governativo della Noaa che funge da โmeteoโ ufficiale per lo spazio, giovedรฌ 5 febbraio รจ in arrivo una possibile tempesta geomagnetica di classe G1 (minore), con possibili isolati periodi di classe G2 (moderata). Sempre per capire quali sono le grandezze in gioco, bisogna tener conto che la scala G va da 1 a 5: una tempesta G1 รจ un evento quasi โdi routineโ durante il massimo solare. Gli effetti concreti attesi sono minimi: fluttuazioni trascurabili nelle reti elettriche, possibili lievi disturbi ai satelliti in orbita bassa e aurore boreali visibili solo a latitudini elevate, come Canada e Scandinavia. Sebbene cโรจ chi stia paventando lโipotesi che la tempesta possa essere piรน forte del previsto, chiamando in causa il cosiddetto Cannibal Cme, un fenomeno in cui unโespulsione veloce raggiunge e ingloba una precedente piรน lenta, al momento i dati sulla velocitร (circa 330 km/s) e sulla densitร del vento solare non supportano questo scenario.



