E anche se il mercato ha già registrato un rimbalzo, questo non significa che i prezzi ai distributori o nei depositi scenderanno immediatamente.
Il carburante già acquistato a prezzi più alti, per esempio, è ancora nel sistema, e ci vorrà tempo prima che arrivino forniture più economiche, sottolinea Ladekjær: almeno un mese e in alcuni casi anche di più.
“Non credo che torneremo presto ai livelli pre-guerra“, aggiunge Ladekjær. “Ci sono infrastrutture danneggiate, produzioni interrotte e strozzature in corso“.
In tutta la regione, le infrastrutture energetiche – tra cui raffinerie, impianti di gas e porti – sono state colpite da attacchi missilistici e da droni. QatarEnergy ha dichiarato lo stato di forza maggiore in relazione ad alcuni contratti di fornitura di gas naturale liquefatto (gnl) dopo le offensive contro le sue strutture; Saudi Aramco ha sospeso le operazioni nella raffineria di Ras Tanura a seguito di un incendio collegato a un’offensiva condotta con i droni; episodi simili sono stati segnalati negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein, in Kuwait e in Iraq.
Anche nel caso in cui le forniture dovessero ripartire, poi, ci sarebbe da fare i conti con i ritardi. Le scorte possono aver retto durante la crisi, ma il ripristino dell’offerta non sarà immediato e nel frattempo i prezzi dovrebbero rimanere volatili.
“Ci sono anche difficoltà pratiche“, precisa Ladekjær. “Alcune navi potrebbero aver bisogno di nuovi equipaggi, di carburante o di manutenzione prima di potersi muovere“.
Secondo gli esperti, il petrolio caricato oggi può impiegare più di un mese per raggiungere l’Asia o l’Europa. Lohmann Rasmussen prevede che i prezzi si stabilizzeranno in un punto a metà tra i picchi toccati nelle ultime settimane e i livelli prebellici, sempre che il cessate il fuoco regga. “Se dovesse fallire, potremmo vedere nuovi massimi“, avverte.
Ripartire con cautela
In questa fase, l’industria è ora concentrata sulla valutazione dei danni e sulla ripresa delle attività. Le strutture vengono valutate e gradualmente riportate in funzione.
Ma come detto, c’è sempre la possibilità che la tregua venga bruscamente interrotta. Da questo punto di vista, sarà fondamentale capire come le compagnie di navigazione e gli assicuratori decideranno di gestire la sfida. “Credo che molti esiteranno a rientrare nello stretto fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza, per il rischio di rimanere nuovamente intrappolati“, sostiene Lohmann Rasmussen.
Per ora, insomma, il cessate il fuoco segna un’evoluzione positiva, ma non un reset. I sistemi che spostano l’energia nella regione si stanno riavviando, ma non sono ancora tornati alla piena capacità.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired Middle East.


