La parola dell’anno, per il Collins Dictionary, è vibe coding. L’espressione, coniata dall’ex direttore di Tesla Andrej Karpathy, indica un un metodo di sviluppo software basato sull’uso dell’intelligenza artificiale che permette di generare un codice partendo da istruzioni in linguaggio naturale. Nello specifico, il vibe coding rappresenta quindi l’atto di creare un sito web o un’app fornendo un prompt testuale all’IA, la quale a sua volta produce un codice di programmazione. Un metodo che consente, potenzialmente, a chiunque di dare vita a un sito o un’applicazione.
La decisione del Collins Dictionary
Nella sua decisione, il Collins Dictionary ha monitorato il Collins Corpus che, composto da 24 miliardi di parole, attinge a piattaforme social e fonti mediatiche. La scelta rappresenta “il modo in cui la tecnologia AI sta ridefinendo la creatività e la produttività, rendendo accessibili a molti strumenti che prima richiedevano competenze altamente specializzate”, ha spiegato lo stesso Collins Dicitionary. Per il ceo Alex Beecroft, il vibe coding “riflette un cambiamento linguistico e culturale profondo, il punti di incontro tra autenticità umana e automazione intelligente”.
Le altre parole selezionate
Tra le altre parole selezionate dal dizionario compare anche biohacking, cioè l’attività di alterazione dei processi naturali del corpo per migliorare salute e longevità. Segue poi clanker, un’espressione che indica i robot nei giochi e nei film di Star Wars dalla metà degli anni 2000, e glaze, un termine che rappresenta l’atto di lodare o adulare qualcuno in maniera eccessiva o immeritata. Nell’elenco troviamo anche aura farming, ossia “dimostrare il proprio carisma”; taskmasking, cioè fingere di essere produttivi sul luogo di lavoro; coolcation, espressione che indica una vacanza in una destinazione in cui vi è un clima fresco.
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