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Zuckerberg, al primo storico processo sulla dipendenza dai social ha provato in ogni modo a fare il finto tonto

di webmaster | Feb 20, 2026 | Tecnologia


Alle 9 in punto di mercoledì Mark Zuckerberg è entrato in un’aula della Corte superiore della contea di Los Angeles con un passo un po’ ingessato, dopo essere stato accompagnato nell’edificio da una scorta che comprendeva due agenti del dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. L’udienza, presieduta dalla giudice Carolyn Kuhl, era gremita di spettatori e giornalisti, in molti casi accalcati sulle panche del tribunale. Erano tutti lì per assistere alla testimonianza dell’amministratore delegato di Meta, chiamato a difendersi davanti a una giuria dall’accusa che i prodotti della sua azienda comportino gravi rischi per gli utenti più giovani.

La causa contro Meta e Google

Nello specifico, la presenza di Zuckerberg doveva chiarire se le piattaforme del colosso, come Facebook e Instagram, fossero state intenzionalmente progettate per creare dipendenza, e per rispondere alle accuse secondo cui l’azienda avrebbe deliberatamente adottato strategie per aumentare l’engagement di adolescenti e pre-adolescenti, innescando negli utenti gravi problemi di salute mentale.

L’udienza rappresenta uno dei passaggi chiave della causa intentata contro Meta, YouTube, Snap e TikTok da una ventenne californiana, identificata in aula come K.G.M. (anche se il suo avvocato si è spesso riferito a lei con il suo nome di battesimo, Kaley), e da sua madre nel 2023. La tesi è che l’uso compulsivo delle piattaforme social da parte della ragazza in età estremamente precoce le abbia causato seri danni psicologici.

Mentre a novembre Meta e Google avevano provato senza successo a far archiviare il caso, Snap e TikTok hanno poi raggiunto un accordo in via extragiudiziale, lasciando alle altre società il compito di affrontare il primo di una nutrita serie di processi sulla dipendenza da social media attualmente in corso a Los Angeles. Queste cause – che nel gergo giuridico statunitense vengono definite bellwether – sono state selezionate in quanto rappresentative di un gruppo molto più ampio di azioni legali simili contro le stesse aziende. I querelanti, che in totale sono circa 1.600, sostengono che i loro figli siano stati vittime di casi di depressione, dismorfismo e suicidio.

Zuckerberg gioca in difesa

L’avvocato di K.G.M., Mark Lanier, ha iniziato a interrogare Zuckerberg mettendo al microscopio la credibilità del capo 41enne di Meta. Il legale ha analizzato le affermazioni che Zuckerberg aveva fatto sotto giuramento nel gennaio 2024 durante una testimonianza al Congresso sul tema della sicurezza dei bambini online. Nonostante il dirigente avesse sostenuto che i bambini sotto i 13 anni non sono ammessi su Instagram, Lanier ha dimostrato che nel 2015 la piattaforma aveva stimato di avere 4 milioni di utenti sotto quell’età, che comprendevano il 30% dei bambini dai 10 ai 12 anni negli Stati Uniti. E mentre in passato Zuckerberg aveva dichiarato che al team di Meta non viene richiesto di aumentare il tempo che gli utenti trascorrono sulle piattaforme, Lanier ha mostrato un’email del 2015 in cui l’ad citava come primo tra gli obiettivi aziendali proprio questo punto.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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