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Sta davvero arrivando una tempesta solare particolarmente cattiva? Cโ€™รจ un equivoco di fondo su cui fare chiarezza

di webmaster | Feb 4, 2026 | Tecnologia


Quattro fortissimi brillamenti solari, tre il primo febbraio e uno il giorno successivo, sono stati rilevati dal Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa, che monitora costantemente lโ€™attivitร  magnetica della nostra stella. Si tratta di potentissime โ€œeruzioniโ€ di radiazione elettromagnetica dal Sole, che tipicamente durano un lasso di tempo compreso tra pochi minuti e qualche ora, e che avvengono nelle regioni elettromagneticamente piรน attive della stella, le famose macchie solari. Ciascuno dei brillamenti registrati questa settimana fa parte della cosiddetta Classe X, quella piรน intensa e meno comune; il secondo, in particolare, รจ di tipo X8.1, ed รจ il piรน potente degli ultimi anni. Uno degli aspetti piรน interessanti (e preoccupanti) della cosa riguarda, naturalmente, le conseguenze sulla Terra: ad aumenti cosรฌ intensi dellโ€™attivitร  solare puรฒ seguire una tempesta solare potenzialmente in grado di inficiare il funzionamento di molte infrastrutture tecnologiche sul nostro pianeta, tra cui reti elettriche, satelliti, Gps, internet, telecomunicazioni e tutto quello che gli gira attorno. Fortunatamente, pare che in questo caso non ci sia molto da temere.

tempesta solare

I quattro brillamenti solari catturati dal Solar Dynamics Observatory della Nasa tra l’1 e il 2 febbraio 2026Nasa/Sdo

Cosa รจ accaduto sul Sole

Cominciamo dai fatti noti. Come anticipavamo, tra lโ€™1 e il 2 febbraio scorso la nostra stella ha dato spettacolo come raramente accade. Protagonista รจ la regione attiva AR 4366, un complesso sistema di macchie solari con una configurazione magnetica instabile che agisce come una vera e propria โ€œfabbrica di brillamentiโ€: secondo i dati del Sdo, in meno di 24 ore sono stati registrati quattro brillamenti di classe X culminati in un violento evento X8.1 verificatosi alle 25:57 UTC del 1ยฐ febbraio (le 00:57 del 2 febbraio in Italia). Per dare un ordine di grandezza, bisogna tener presente che la scala con cui si misurano i brillamenti procede per classi logaritmiche (A, B, C, M, X) dove ogni lettera indica una potenza dieci volte superiore alla precedente; allโ€™interno di ciascuna classe, il valore cresce in modo lineare, e dunque lโ€™evento X8.1 รจ dunque otto volte piรน intenso di un evento X1 (la soglia di ingresso nella categoria piรน alta) e ottanta volte piรน potente di un brillamento di classe M1. Questo forte flash di radiazione ultravioletta e raggi X ha colpito lโ€™atmosfera terrestre alla velocitร  della luce (raggiungendo il nostro pianeta circa 7 minuti dopo lโ€™eruzione sul Sole), ionizzandone gli strati superiori e causando un blackout radio a onde corte durato circa unโ€™ora sopra lโ€™Oceano Pacifico e le Americhe. Un evento che rappresenta solo il โ€œlampoโ€ della tempesta; il โ€œtuonoโ€, invece, viaggia molto piรน lentamente e, se effettivamente ci fosse, arriverebbe nelle prossime ore.

Cosa succederร  domani

Per capire se effettivamente domani il nostro pianeta sarร  investito da una tempesta solare, bisogna disinnescare un equivoco di fondo, chiarendo la differenza tra brillamento solare ed espulsione di massa coronale (Coronal Mass Ejection, Cme). Il brillamento X81, come abbiamo visto, รจ stato un fenomeno elettromagnetico, ossia โ€œenergia puraโ€ che ci ha giร  raggiunto e oltrepassato lunedรฌ scorso; quello che stiamo monitorando in queste ore, invece, รจ lโ€™eventuale espulsione di massa coronale associata ai brillamenti, e cioรจ una colossale nube di plasma e campo magnetico espulsa nello spazio interplanetario. Non tutti i brillamenti producono Cme, e non tutte le Cme sono dirette verso la Terra; nel caso dellโ€™evento X8.1, i coronografi puntati verso il Sole hanno confermato unโ€™espulsione di materia, ma la sua traiettoria (per fortuna) colpirร  il nostro pianeta solo di striscio. La nube di particelle cariche, in particolare, viaggia verso sud-ovest rispetto alla linea Sole-Terra, e i modelli matematici utilizzati dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) suggeriscono che solo il โ€œfiancoโ€ di questa nube potrebbe interagire con la magnetosfera terrestre.

Le previsioni reali

Secondo il bollettino emesso dallo Space Weather Prediction Center (Swpc), lโ€™ente governativo della Noaa che funge da โ€œmeteoโ€ ufficiale per lo spazio, giovedรฌ 5 febbraio รจ in arrivo una possibile tempesta geomagnetica di classe G1 (minore), con possibili isolati periodi di classe G2 (moderata). Sempre per capire quali sono le grandezze in gioco, bisogna tener conto che la scala G va da 1 a 5: una tempesta G1 รจ un evento quasi โ€œdi routineโ€ durante il massimo solare. Gli effetti concreti attesi sono minimi: fluttuazioni trascurabili nelle reti elettriche, possibili lievi disturbi ai satelliti in orbita bassa e aurore boreali visibili solo a latitudini elevate, come Canada e Scandinavia. Sebbene cโ€™รจ chi stia paventando lโ€™ipotesi che la tempesta possa essere piรน forte del previsto, chiamando in causa il cosiddetto Cannibal Cme, un fenomeno in cui unโ€™espulsione veloce raggiunge e ingloba una precedente piรน lenta, al momento i dati sulla velocitร  (circa 330 km/s) e sulla densitร  del vento solare non supportano questo scenario.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia piรน di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia puรฒ migliorare la nostra vita quotidiana.

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