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Pokémon compie trent’anni, ecco come è diventato il franchise più redditizio del mondo

di webmaster | Feb 27, 2026 | Tecnologia


Il 27 febbraio 1996 usciva in Giappone un videogioco intitolato Pocket Monsters, presto conosciuto in tutto il mondo con il nome di Pokémon. Il titolo debuttò in due versioni, Aka e Midori (Rosso e Verde), introducendo per l’epoca un’idea originale: permettere ai giocatori di scambiarsi le creature catturate collegando due Game Boy tramite cavo link. Un’intuizione semplice ma rivoluzionaria, che incentivava l’interazione tra giocatori e completava l’esperienza di gioco.

Il successo in Giappone fu immediato, tanto da portare rapidamente alla nascita di una serie anime e di un adattamento manga. Due anni più tardi, nel 1998, il fenomeno sbarcò anche in Occidente con Pokémon Rosso e Blu, dando inizio a un’espansione globale senza precedenti.

A trent’anni di distanza, quel progetto sviluppato da un piccolo team di una decina di persone è diventato il franchise più redditizio al mondo. Per celebrarne l’anniversario, è stato persino realizzato uno spot trasmesso durante il Super Bowl, uno degli eventi pubblicitari più costosi e seguiti al mondo, con protagonisti celebri come Lady Gaga, Charles Leclerc e Trevor Noah, intenti a raccontare quale sia il loro Pokémon preferito e poi a interagire con lui.

Questo spot racconta perfettamente quanto Pokémon sia diventato molto più di un semplice videogioco: da oltre trent’anni la serie accompagna intere generazioni di fan, vecchi e nuovi, che hanno sviluppato un profondo legame affettivo con le creature nate nei numerosi capitoli pubblicati nel tempo. Un amore capace di superare ogni barriera culturale e geografica, arrivando a coinvolgere persone in tutto il mondo.

La nascita di Pokémon

Tutto nasce da una persona: Satoshi Tajiri, il game designer che ebbe la geniale intuizione di trasformare la sua passione per la cattura degli insetti in un videogioco. In Giappone, infatti, i bambini amavano catturare insetti, in particolare alcune specie di coleotteri nativi dell’isola, che spesso facevano combattere con quelli catturati dagli amici. Tajiri coltivava molte passioni da giovane, tra cui quella per i videogiochi. Arrivò persino a pubblicare una sorta di rivista amatoriale che offriva guide, trucchi e consigli sui titoli del momento. All’epoca internet non esisteva e la sua rivista divenne così popolare da essere richiesta in tutto il Giappone.

Nel 1989 la passione di Tajiri per il mondo videoludico era talmente forte che decise di trasformarla in un lavoro, fondando la software house Game Freak insieme all’amico Ken Sugimori. Una delle prime idee del game designer fu proprio quella di creare un gioco in cui fosse possibile catturare dei mostri, ispirandosi alla sua passione giovanile per gli insetti. Il prototipo iniziale era conosciuto come Capsule Monster, nome che venne poi cambiato per via di alcuni problemi legali.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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